Lo Scontro − Dicembre 1969


Editoriale:

Da "L'Incontro" a "Lo Scontro"

Anonimo

L' INCONTRO per chi non lo sapesse era il giornalino o circolare interna degli studenti del Fermi che fino a due anni fa veniva pubblicato da alcuni di noi e da altri che sono ormai usciti.

Era un giornalino serio, contenente articoli di tutti i tipi. Il suo scopo era quello di sensibilizzare gli studenti sui vari problemi che riguardavano, e tutt'oggi riguardano, gli studenti stessi.

Il giornale era soggetto naturalmente ad una censura esercitata da uno speciale consiglio di professori. Aveva una linea politica abbastanza chiara che comprendeva alcuni obiettivi che sono anche stati raggiunti grazie aviazione pressante dei componenti la redazione, dei componenti il Consiglio d'istituto, e di un discreto numero di studenti. Alcuni di tali obiettivi erano: partecipazione degli studenti al consiglio di presidenza, ai consigli di classe, al consiglio di censura del giornalino, ecc...

Ma ovviamente la grande massa degli studenti era assente perché non sentiva ancora i vari problemi. Ciò era causato dal fatto che il C.d.I. con tutta la sua buona volontà non riusciva a fare arrivare il messaggio a tutti. Così si cominciarono le prime assemblee non autorizzate in cui la partecipazione studentesca era abbastanza elevata. Nei marzo del 1968 si arrivò alla prima occupazione dell'istituto e da allora il C.d.I. non ebbe più alcuna ragione di esistere e la rappresentanza fu abolita. Da allora il vero volere degli studenti si è espresso attraverso l'assemblea generale.

L'anno scorso per vari motivi non usci alcun giornale studentesco. Quest'anno, fin da ottobre, sono state fatte varie riunioni per metterci d'accordo sugli articoli e finalmente siamo arrivati alla pubblicazione de "LO SCONTRO". Premettiamo che questi articoli sono esenti da censura e sono frutto della collaborazione di tutti.

Perché proprio "LO SCONTRO"? Perché oggi il M.S. é in una fase di lotta aperta contro la società.

Perché i recenti scioperi fatti in coincidenza con gli scioperi operai hanno fatto maturare negli studenti la coscienza di nuovi problemi come quelli del caro−vita.

Lo scontro degli studenti con la società e la scuola classista non è però limitato solo al caro−vita. Gli studenti lottano ancora per la riforma didattica, per un maggiore spazio politico all'interno della scuola: il ministro non ci ha certo accontentati con quell'aborto di assemblea che ci ha fatto sudare e guadagnare con le possenti lotte dell'anno scorso.

LA LOTTA CONTINUA DUNQUE, E LO SCONTRO È NO STRUMENTO che ha lo scopo di far crescere il movimento studentesco per aumentare conseguentemente il nostro peso nella scuola, e nella società.

 

Scuola classista numero due

Anonimo

Che la scuola sia classista per i costi e per la provenienza sociale degli studenti che la frequentano nessuno lo può contestare. Tutti ne sono più o meno convinti. Chi ancora dormisse e fosse rimasto all'anno 32a C. può leggere "Lettera a una professoressa". È illuminante!

Un altro aspetto della scuola di classe, che però non è mai stato approfondito è quello che riguarda la qualità della cultura impartita nella scuola. ANCHE LA CULTURA È Di CLASSE. Ecco perché: nessuno ha mai appreso a scuola la storia delle classi sfruttate nei vari periodi storici. Alle elementari e medie si insegna la storia dei Romani, si imparano a memoria i nomi dei sette re di Roma. Non si sa niente delle rivolte degli schiavi e della condizione delle classi povere e sfruttate. Si imparano sempre le vicende dei grandi, come se la storia non l'avesse fatta il popolo nella sua totalità.

A scuola non si insegna niente sui sindacati, sulle lotte operaie, mentre si insegna il progresso tecnologico voluto dai dirigenti. Perché non si insegna la ragione degli squilibri sociali? C'è un Terzo Mondo e ci sono le superpotenze. C'è un'Italia ricca e c'è il meridione. Ci sono le bidonvilies alla periferia di Roma, di Milano, di Torino ecc.

Ci insegnano tutto il vecchio e l'inutile per tenerci ignoranti, per fare di noi coloro che non hanno possibilità di critica verso la società borghese e capitalista.

Non ci insegnano la nostra cultura, quella vera, popolare, per evitare la nostra presa di coscienza.

Ci sono riusciti bene fino ad ora: gli stadi sono gremitissimi ogni domenica; gli incontri di Benvenuti sono seguitissimi; l'automobile è la prima aspirazione dell'italiano medio e le prostitute sono il rimedio ai matrimoni falliti.

Tutto questo costituisce il patrimonio culturale che la scuola ci vuole dare. È ora di piantarla. Vogliamo conoscere la realtà! E per adesso basta: è già troppo amaro!!!!

 

PS: Si PREGA Di RIFLETTERE!!!!